venerdì 31 dicembre 2010

IL ROMBO

ROMBO nome latino:SCOPHTALMUS RHOMBUS nome dialettale: PETTINI, MOLTO FREQUENTE SULLA SPIAGGIA DI SCHIAVONEA E AL MOLO DI FABRIZZI LO SO PERCHE NE PESCO UN INFINITA  E PER SLAMARLI CI VUOLE LIRA DI DIO.
   E un pesce piatto dal corpo largo, romboidale e asimmetrico, dalla pelle liscia, che giace sul fondo appoggiato sul fianco destro; gli occhi sono entrambi sul lato sinistro del capo.
Presenta una bocca ampia, munita di denti piccoli e acuti disposti in varie serie; i primi raggi della pinna dorsale sono ramificati e liberi dalla membrana. La colorazione è mimetica e varia a seconda del fondo su cui il pesce si sposta; sul dorso scuro possiede delle piccole macchiette chiare e scure; ciò gli permette di mimetizzarsi per sfuggire ai predatori.
si nutre di pesci, calamari e crostacei.
Si riproduce da febbraio a marzo; le uova e gli avannotti (giovani) sono pelagici e, come in tutti i pesci piatti, possiedono dapprima un occhio su ciascun lato, poi crescendo un occhio si sposta sopra il capo avvicinandosi all'altro. Raggiunge i 70 cm di lunghezza e i 7 Kg di peso, ma è comune intorno ai 300-500 grammi.
Dove vive (Rombo Liscio o Soaso)
comune in Mediterraneo, Mar Nero e nell'Oceano Atlantico. E' abbastanza comune lungo le coste italiane, soprattutto nell'Adriatico; vive su fondali sabbiosi e ghiaiosi, meno frequente su quelli fangosi, a profondità comprese tra 10 e 70 m. Spesso lo si può trovare nelle lagune, perchè è una specie eurialina, in grado cioè di sopportare i cambiamenti di salinità delle acque. Ha un'elevata capacità mimetica: per gran parte del tempo rimane parzialmente infossato nella sabbia.Si possono insidiare nella classica pesca a fondo  se ci sono nei paraggi non tarderanno le abboccate.

LA MORMORA (Pagellus mormyrus)


La marmora è un pesce ambito dai Napoletani che affollano spesso la nostra Costiera Ionica
Habitat
Diffusa in tutti i nostri mari, vive in prossimità delle coste e predilige i fondali sabbiosi e fangosi. Non si spingono mai a profondità superiori ai 25 o 30 m.e spesso pascolano in piccoli branchi. Non si distacca mai dal fondo dove cerca il cibo.
Tecniche di pesca
La mormora si insidia con la classica pesca a fondo; l'azione di pesca può essere statica (con canna posizionata a terra in attesa delle abboccate) o dinamica (con continui richiami del piombo sul fondo effettuati con la canna e non con il mulinello). La sua cattura è possibile tutto l'anno, ma i periodi migliori vanno da maggio a ottobre. Le ore più redditizie sono quelle del primo mattino e quelle immediatamente precedenti e successive al tramonto.
Morfologia
Muso lungo e appuntito, corpo leggermente appiattito con 10-12 fasce verticali nerastre. Colorito argenteo o dorato con un'unica pinna dorsale bassa e prolungata. Può raggiungere i 35 cm. di lunghezza e il peso di 800 gr.
Montature
Esche
L'esca regina in assoluto è l'arenicola, ma vanno benissimo anche i muriddu, i saltarelli, la tremolina, il paguro e il cannolicchio e tutti gli anellidi in genere.



PESCA NEI PORTI



La pesca nei porti è la pesca sportiva praticata dai porti o dai moli.
È molto diffusa in Italia per la quantità di pesce che si può pescare ed anche per la varietà di fauna presente nei porti.
Per praticare la pesca nei porti bisogna avere un' autorizzazione del comandante del porto.
Si possono usare diverse tecniche di pesca in funzione dal tipo di pesce che si vuol pescare. La più diffusa attualmente è la tecnica alla bolognese, che consiste in una canna abbastanza lunga (circa 6/7 metri), molto leggera e correlata di un mulinello molto leggero, anche perché in questa tecnica la maggior parte del tempo la canna si tiene in mano. Generalmente in questa pesca si usa come esca il bigattino con l'aiuto del pasturatore per insidiare delle spigole o altri pesci predatori utilizzando una montatura con galleggiante e piombata a dovere.
La pesca nei porti è anche molto frequentata perché a causa degli spostamenti dei pescherecci e delle barche il fondale è sempre in continuo movimento, ciò fa si che il pesce trovi sempre di cui cibarsi senza difficoltà, ed è per questo che nei porti si possono trovare tante razze diverse di pesce, come: spigole, orate, mormore, granchi, serra, cefali, polipi, ecc.
La bolognese non è l'unica pesca che si può fare nei porti, molto diffusa è anche la pesca a fondo, che consiste in una canna da lancio abbastanza robusta con un mulinello sempre dello stesso calibro. Si prepara la montatura con un filo di nylon che varia dal 23/45, in funzione delle pesca e dal tipo di pesce che si vuol catturare, un piombo a palla scorrevole in modo tale da resistere alle forti correnti presenti nel molo ed infine uno o due ami che variano dal 10 all'1.
Le esche più adatte sono: arenicola, americano, bigattino, sardina, koreano.

NO-KILL E CATCH & RELEASE

Il No-kill (o Catch and Release - letteralmente "Prendi e Rilascia") è una filosofia di pesca diffusasi da pochi anni che svincola definitivamente la pesca sportiva dalla sua anziana parente commerciale e "nutrizionale".
Diffusasi recentemente è oggi applicata sempre da un numero crescente di pescasportivi e consiste nel rilasciare il pescato immediatamente dopo la cattura procurandogli meno danni possibile. Al pescatore resta una foto e l'emozione vissuta, al pesce la liberà di tornarsene in acqua. La pratica del "Catch and Release", è particolarmente diffusa nelle tecniche di pesca a mosca, spinning e carp fishing, e adotta una serie di regole precise per recare il minor danno possibile al pesce catturato: utilizzare ami singoli senza ardiglione, bagnare le mani prima di toccare il pesce per liberarlo, maneggiare comunque il pesce il meno possibile (ideale sarebbe liberarlo senza toglierlo dall'acqua e senza toccarlo, facendo leva unicamente sull'esca o sull'amo).
Gli ami multipli (ancorette) e gli ami con ardiglione provocano al pesce ferite gravi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Usando ami singoli e privi dell'ardiglione potremo slamare più facilmente il pesce e senza provocargli danni. Pur facilitando la slamatura, gli ami privi di ardiglione, sono in grado di provocare danni di una certa entità, specie a carico delle strutture della bocca e della gola del pesce, che, nei casi più gravi, muore a causa dell'impossibilità di alimentarsi o per la gravità delle ferite riportate, soprattutto in conseguenza del combattimento. Anche se il pesce riesce a sopravvivere andrà incontro ad un periodo di stress alimentare che potrebbe pregiudicarne la condizione. Normalmente l'amo senza ardiglione aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il ricupero del pesce.
Il pesce durante il ricupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall'assenza dell'ardiglione sull'amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell'acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi, e comunque dove possibile è consigliato tenere il pesce in acqua.

EUGENIO UCCI UN GRANDE CAMPIONE

PESCA DELLA REGINA DELLE NOSTRE ESTATI




L'orata è uno dei pesci più ricercati dai pescatori calabresi per la resistenza che sprigiona una volta allamata, regalando al pescatore minuti di vera emozione. é insidiabile con diverse tecniche, delle quali le più diffuse e redditizzie sono il surf casting e la pesca a fondo dai moli. é bene tenere presente che questo pesce pascola e si ciba in orari non canonici: spesso, infatti, allamata nelle ore piu calde dela giornata e con mare calmo puo regalare forti emozioni.
SURFCASTING Nel surfcasting l'orata è la preda pincipe in molte delle nostre zone come thurio  o laghi di sibari o mirto, garantendo al pescatore un valore aggiunto legato alla sua diffidenza e prelibatezza. La pesca rivolta agli esemplari più grossi si svolge su spiagge sabbiose nelle quali sia accertata la presenza, al largo, di colonie di molluschi marini bivalvi, siano essi cannolicchi, cozze, fasolari o datteri di mare, alcuni fra gli alimenti preferiti dell'orata. La cozza è un'esca molto conosciuta tra i pescatori e quasi tutti ne conoscono le modalità d'utilizzo, anche se esistono alcuni sistemi molto laboriosi. Uno abbastanza semplice è quello che prevede l'inserimento dell'amo all'interno delle valve senza danneggiare la cozza ed assicurando la chiusura con un piccolo elastico. Nel caso del cannolicchio, l'amo deve essere inserito tra le due valve. sempre da tener chiuse con un elastico. Altre ottime esche alternative ai molluschi soni il granchietto di sabbia e gli anellini, fra i quali in primis l'arenicola e il bibi e poi tutti gli altri vermi, come ad esempio l'americano. é bene ricordare che per i vermi è importante sì l'innesco, ma soprattutto non usare terminali troppo grossi. Il granchietto di sabbia deve essere raccolto nella stessa località di pesca; una buona tecnica per la cattura è quella di utilizzare una mezza sarda legata sul bagnasciuga: in una mezz'ora numerosi granchiette accorreranno e, una volta privati delle chele e delle ultime due zampe, costituiranno un boccone irresistibile per orate di grosse dimensioni. Per quanto riguarda l'attrezzatura, si utilizza quella classica da surfcasting: una canna da 4-5 mt, abbastanza potente per lanciare un piombo da 100-150 gr oltre la linea di frangenza delle onde, ed un mulinello in grado di imbobinare circa 200 mt di filo dello 0,30-0,35 mm. é importante che il mulinello sia dotato di un'ottima frizione, considerando la combattività e la mole del pesce che può raggiungere facilmente, come si è detto, il peso di 5-6 kg. La montatura è abbastanza semplice da eseguire: il piombo, che può essere indifferentemente a saponetta, a palla o a pera, deve essere di tipo scorrevole e con fori passanti sufficientemente ampi per raccogliere il monofilo dello 0,35. Una volta inserito il piombo sulla lenza madre, su di essa va montata una girella in acciaio con moschettone della misura 8. é opportuno inserire un salvanodo tra girella e piombo per evitare rotture al monofilo. Il terminale, realizzato con monofilo dello 0,22-0,28, dovrà avere la lunghezza di circa 1 mt.

GLI AMI USATI PER IL SURFCASTING

Nella pesca dalla spiaggia, come del resto in tutte le discipline alieutiche praticate con cognizione di causa, uno dei fattori più importanti è il giusto abbinamento tra amo ed esca. Considerando che può capitarci di dover usare tanto ami piccolissimi, anche del 14 per la ricerca nel sottoriva con piccolissime tremoline, quanto ami di ben altra robustezza come i 4/0 destinati ai gronghi più grossi innescati con una seppia intera, si capisce quanto vaste siano le possibilità da esplorare per avere la migliore presentazione dell'esca possibile in quel momento. Nemmeno basta dire ad ogni esca abbino il tale amo variandone al limite la misura, perché va tenuto conto di una serie di fattori quali la grandezza dei pesci che ci aspettiamo di trovare e la loro disponibilità ad abboccare, lo stato del mare, su che genere di calamento dovrà lavorare, a che distanza da riva e via discorrendo. Purtroppo, per quanto ci riguarda, l'amo universale non esiste. Dovremo prendere in analisi alcune tipologie base e vedere in quali occasioni sia possibile e conveniente il loro utilizzo.
Crystal: sono i classici ami a paletta nichelati, gambo medio filo sottile o medio e curva asimmetrica. Il più classico crystal per la pesca dalla spiaggia è il Gamakatsu 120N, ma ve ne sono un'infinità di varianti validissime in commercio, a gambo più corto, a curva più ampia, con o senza ardiglioncini sul gambo, addirittura colorati in rosso, blu, verde. Sono ami abbastanza generici, adatti per essere legati su braccioli abbastanza sottili (max 0,20) nel beach ledgering e nella pesca sulla distanza alle mormore e altri grufolatori di taglia medio piccola, anche oratelle. Il loro limite è che vanno usati preferibilmente con vermi leggeri come tremoline, muriddu, coreani, o arenicola, e specialmente in quest'ultimo caso il nodo sulla paletta potrebbe ostacolarne lo scorrimento sul bracciolo e quindi un innesco corretto. Come suggerito da Graziano si può coprire il nodo con un filo di smalto per unghie trasparente per facilitarne lo scorrimento. Tra le serie da vedere, di casa Gamakatsu oltre a quella citata i 187n che sono la versione storta del 120n e le serie 2110n e 2120n con o senza ardiglioncini. Si tratta di due ami leggeri a gambo medio nati per l'acqua dolce, ma sperimentati con successo anche nella pesca dalla spiaggia.
Aberdeen: L'amo tuttofare, adatto sia per l'innesco di vermi di qualsiasi dimensione che per l'innesco del filetto di sardina. E' un amo a gambo lungo o extra lungo, curva rotonda, con occhiello, e solitamente è di colore nero o blu scuro: ne esistono un'infinità di varianti, in cui si può avere un filo più sottile, una curva ellittica anziché rotonda, ardiglioncini fermaesca, una punta con un tipo di affilatura diverso. Nel surfcasting vengono usate le misure dal 10 per il beach ledgering al 3/0 per innescare la sarda sfilettata doppia. Il prototipo dell'aberdeen è il Mustad serie 3262, abbastanza economico e reperibile in tutte le misure oppure, per chi preferisce una finitura più liscia del gambo e una robustezza maggiore il Gamakatsu 5013F. Poi vi è un'altra serie, un po’ particolare e che non a tutti piace ma in certe condizioni funziona davvero: il Mustad 4446. E' una amo a filo davvero sottilissimo, indicato per l'innesco dell'arenicola su braccioli sottili (0,14 o 0,16) nelle numerazioni 6 e 8; specifico per la pesca delle mormore più sospettose a mare fermo, per quelle occasioni in cui sappiamo che ci sono ma sono davvero guardinghe. Per contro, sono ami delicati, si spuntano facilmente e si possono aprire sotto la trazione di qualcosa di più consistente di una mormora anche di mezzo chilo. E veniamo così ad un limite d'azione dell'aberdeen, che va bene per mormore, saraghi, spigole, gronghi, pesci piatti, insomma un po’ tutto, ma che sinceramente sconsiglierei per le orate, vista la probabilità tutt'altro che remota di andare in contro a cocenti delusioni perché non ha trovato un punto di infissione nel palato o nelle labbra carnose dello sparide.
Beak: Gambo corto, affilatissimo, punta rientrante storta e occhiello, robustezza al top. Un amo destinato ai lavori pesanti: esche dure, pesci dal palato coriaceo, innesco del vivo, ma non soltanto, come vedremo più avanti. Solitamente viene realizzato in acciaio come i Mustad 9223 e similari, oppure in carbonio, che a mio avviso vanno preferiti perché se il pesce rompe la lenza con l'amo in bocca ha molte più possibilità di sopravvivere. E' l'amo da preferire per la pesca dell'orata, ed è adatto anche all'innesco del durissimo murice, anche se per via del suo peso, solitamente abbastanza elevato in rapporto alla dimensione, va abbinato solo ad esche di una certa corposità come americani interi, bibi, granchio, grose strisce di calamaro, con braccioli non troppo sottili (l'amo storto rischierebbe di arrotolarli su se stessi) e in condizioni di mare un po’ mosso. In commercio ne esistono tantissimi modelli, in grado di fronteggiare qualsiasi situazione di pesca. Le serie più generiche ed efficaci sono a mio avviso i Gamakatsu 5413F e i Track M50 con cui mi sono trovato in assoluto benissimo: ideali per l'orata, sono ora disponibili anche in misure davvero microscopiche per un beak: si arriva al n°10, con tutta la robustezza del caso. Anche il Tecnofish 4444blnr è un amo beak, ma la sua leggerezza e la sua robustezza hanno davvero del miracoloso… Tant'è, che contravvenendo alle regole si può usare nelle misure 7 e 9 per il Tecnofish o 10 per il Track M50 per l'innesco di sostanziosi bocconi d'arenicola destinati alle grosse mormore (parlo di quelle da quasi un chilo) o alle oratelle notturne, con risultati strabilianti, e soprattutto senza l'incubo di un amo che si apre o che riesce a liberarsi dal punto di ferrata. Robustissimi, adatti per l'innesco del vivo o per i gronghi più grandi, i Tecnofish DRF78 (la sigla sta per drifting, e questa è già una garanzia). Ottimi anche numerosi modelli della Owner, distribuiti da Tubertini.
Serie e modelli particolari: ovviamente la lista degli ami utilizzabili nella pesca dalla spiaggia non finisce qui. Ve ne sono ancora una varietà incredibile di modelli e di tipi. Ritengo che ognuno debba o possa cercarsi delle alternative ai "capisaldi" fin qui esposti, e a volte, quando funzionano davvero, entrare a far parte delle dotazioni standard di pescatore o di agonista. Regola uno: non abbiate timore di fare delle prove, non date mai per scontato che quello che vi è stato consigliato sia sempre effettivamente il meglio del meglio, regola due: sappiate correre qualche rischio nel fare delle prove. Vi dico quindi qualche risultato, pur sempre frutto di gusti personalissimi, a cui sono arrivato in questo continuo lavoro di sperimentazione sui materiali. Risultati incoraggianti nella pesca a pagelli e mormore svogliate, nonché saraghi e altri pesci li ho avuto con i cosiddetti "ami offset", usando l'americano come esca. Sono ami dalla forma particolarissima, col gambo curvato e la parte finale della punta piegata molto in dentro, che risultano inesorabili quando il pesce mangia male, risputando, pronto a scappare a chilometri appena sente la minima puntura. Se volete provarci, Tecnofish serie 5252 o alcune serie della Owner. Usare robusti ami da carpa in mare potrebbe sembrare un'autentica eresia, eppure funzionano e anche bene. Così fu che scoprimmo i Gamakatsu 6314b in varie misure, bronzati a paletta, gambo molto corto, con la punta molto rientrante, affilatissimi. Quest'amo ha dato buoni risultati nella pesca sul misto, per l'innesco del muriddu, tanto da poter essere considerato quasi un amo specifico per i saraghi testa nera con quest'esca, o anche americani ma anche nelle misure più piccole per l'arenicola. Altro amo davvero insolito ma molto efficace per l'innesco dell'arenicola è risultato l'introvabile Lion D'or special Cannelle serie 1209, uno strano crystal a gambo lunghissimo, bronzato, dalla leggerezza davvero eccezionale, ma a parità di peso più robusto dell'aberdeen 4446 della Mustad per via della forgiatura sul gambo. Ottimo, ma davvero, per l'innesco dell'arenicola ci ha datto bellissime mormore. L'ultimo che vi propongo è un amo ancora una volta "scippato" a tutt'altra tecnica di pesca: la pesca della trota in laghetto con la bombarda o il vetrino. Parlo del Tubertini serie 22, (ve ne sono numerose serie di altre marche, anche con ardiglioncini), ami a paletta rossi a gambo medio, molto leggeri, a punta leggermente rientrante e curva ampia, Si tratta di un'amo in lega, che mi incuriosiva per l'idea che riuscisse a nascondersi meglio nell'arenicola o nell'americano e per la sua leggerezza. Anche questo ha dato i suoi frutti, e lo sfrutto molto nel beach ledgering e nelle pesche "di fino".